L’”ormone dell'amore" fa estroflettere lo stomaco nelle stelle marine

Un ormone che viene rilasciato nel nostro cervello quando ci innamoriamo, secondo un nuovo studio della Queen Mary University di Londra, fa sì che le stelle marine estroflettano lo stomaco per nutrirsi.

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Può una minuscola lumaca di mare rivaleggiare con la gigantesca stella corona di spine per il ruolo di killer dei coralli.

Le stelle corona di spine (Acanthaster planci)  sono enormi spine nel fianco  per le persone che cercano di proteggere le barriere coralline. Quando le popolazioni di questi predatori dei coralli finiscono fuori controllo, possono devastare le barriere coralline in modo drammatico, specialmente se queste stanno già lottando contro l'inquinamento, la pesca eccessiva e il riscaldamento. L'Australia, ad esempio, per controllare le epidemie della stella corona di spine sulla Grande Barriera Corallina sta spendendo tanti milioni di dollari.

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Non sempre è necessario avere gli occhi per vedere

Pur essendo priva di cervello e occhi la stella serpentina Ophiocoma wendtii, una parente delle stelle marine, può comunque rispondere alla luce grazie a cellule fotosensibili sparse sulla sua pelle. La scoperta capovolge un'ipotesi precedente secondo cui i cristalli di perline nello scheletro della creatura, assieme costituissero un grande occhio composto. Lo scopo dei cristalli resta quindi nuovamente un mistero.

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Nel DNA di un predatore del reef

Ricercatori australiani e giapponesi hanno sequenziato e decodificato per la prima volta il genoma della stella marina corona di spine (Acanthaster planci) (COTS), spianando la strada a un controllo biologico di questo predatore invasivo responsabile della distruzione delle barriere coralline in tutto l’Indo-Pacifico.

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Le spine dei ricci potrebbero riparare le ossa

Ogni anno, in tutto il mondo, hanno luogo più di 2 milioni di procedure per guarire le fratture ossee e difetti da traumi o malattie, rendendo l'osso il secondo tessuto più comunemente trapiantato, dopo il sangue. 

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Creare spine dall’acqua di mare

Come, creature come i ricci di mare, catturano il calcio di cui hanno bisogno per costruire le loro rigide strutture? Un recente studio getta nuova luce su questo mistero.

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Vivere insieme nel fango. Scoperta una nuova specie di bivalve che vive su un’oloturia.

La maggior parte dei bivalvi vivono nella sabbia, nel fango, o attaccati a superfici rocciose. Ora una nuova specie di bivalve che vive su un’oloturia è stata scoperta in Giappone.

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L’invecchiamento è inevitabile? Non necessariamente per i ricci di mare

In uno studio pubblicato su “Aging Cell” gli studiosi gettano nuova luce sui processi di invecchiamento nei ricci di mare, prospettando che il declino fisico che tipicamente accompagna l’invecchiamento non sia inevitabile.I ricci di mare sono organismi notevoli. Essi sono capaci di far ricrescere le spine danneggiate e i pedicelli. Alcune specie vivono anche straordinariamente a lungo e, in modo anche più notevole, lo fanno senza mostrare segni di scadimento della salute, come un declino nella capacità rigenerativa o un incremento nella mortalità correlata all’età. Essi sono addirittura in grado di riprodursi come se fossero ancora giovani.

 

Studiando la capacità rigenerativa dei ricci di mare i ricercatori sperano di conoscere più a fondo i processi di rigenerazione, quelli che governano la rigenerazione dei tessuti che invecchiano come pure delle parti del corpo perse o danneggiate. 

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Le oloturie, gli aspirapolvere degli oceani, sono molto vulnerabili all’inquinamento e all’eccesso di pesca.

Nonostante somigli ad un hot dog bruciacchiato, Holothuria edulis vanta un importante ruolo negli oceani.

 

 

Un nuovo studio di genetica analizza il valore di questi organismi negli ecosistemi marini delle isole di Okinawa (Giappone), la loro elevata sensibilità agli stress ambientali e l’eccessivo sfruttamento da pesca.

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